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Storia degli Uffici Giudiziari di Caltanissetta

1819 - Caltanissetta sede di Tribunale e di Gran Corte Criminale
Caltanissetta diventa sede di Tribunale e di Gran Corte Criminale con decreto regio del 17 luglio 1819.
Dalla fine del 1816 Ferdinando I di Borbone aveva costituito il Regno delle due Sicilie, riunendo il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia. Aveva avviato così una complessiva riforma dell’ordinamento giudiziario e amministrativo che, su proposta del grande giurista nisseno Mauro Tumminelli, portò la suddivisione della Sicilia in sette Valli, ciascuna delle quali composta da più distretti. Una di queste avrebbe fatto capo a Caltanissetta, che, proprio avvalendosi della difesa di Tumminelli, aveva da poco tempo ottenuto la dignità di città demaniale affrancandosi dalla condizione di città feudale, uscendo vittoriosa da un lungo contenzioso.
Caltanissetta venne quindi elevata a Capo distretto di una delle sette Valli, fu eletta sede di Prefettura e di Comando militare e divenne anche sede di Tribunale e di Gran Corte Criminale, con giurisdizione su tutti i paesi della Valle, all’epoca ricomprendente grosso modo i territori dell’attuale provincia di Caltanissetta e di Enna.
La Gran Corte Criminale entrò in funzione l’1 settembre 1819 e decideva sui reati più gravi.
Nel 1848 emise la sua prima sentenza di condanna a morte a carico di tre persone ritenute colpevoli di avere assassinato per vendetta tre donne nell’abitazione di un sacerdote, delle quali erano parenti, nel popolare quartiere di Santa Flavia.
Vi fu così a Caltanissetta un’esecuzione di condanna capitale, che ebbe luogo mediante fucilazione dinanzi alla Chiesa degli Angeli alla presenza di migliaia di cittadini, accorsi ad assistere all’evento anche per la grande impressione che il delitto aveva destato in città.
La pena di morte verrà abolita nel 1868 dallo Stato unitario e poi ripristinata dal regime fascista con il codice Rocco entrato in vigore a luglio del 1931. E subito dopo a Caltanissetta fu emessa un’altra sentenza capitale dalla Corte di Assise che giudicò due minatori della miniera Trabia Tallarita, ritenendoli colpevoli di violenza carnale e di omicidio in danno di un “caruso” tredicenne; era il 1° ottobre del 1931.
La vicenda per la sua particolare riprovevolezza e per lo scenario di degrado morale che evidenziava destò grande impressione nell’opinione pubblica non solo siciliana e fu seguita con grande attenzione dai media dell’epoca.
Uno dei due condannati, il più giovane e con un ruolo gregario nell’azione criminosa, fu graziato dal Re e la pena fu commutata in carcere a vita. L’esecuzione dell’altro condannato (peraltro reo confesso) avvenne mediante fucilazione il 2 gennaio del 1932.
 
L’intesa attività giudiziaria nissena dopo l’Unità d’Italia
Attorno alle attività degli uffici giudiziari nisseni, dopo l’Unità d’Italia, grazie al particolare impegno dell’avvocatura locale, fiorirono attività culturali di significativo rilievo.
Su iniziativa di Antonio Granatelli Ajala, il 20 settembre 1880 usciva il primo numero de “La Gazzetta Giuridica Amministrativa”, mensile che riportava una rassegna di decisioni amministrative, penali e civili annotate da giuristi e studiosi. Fu la prima rivista giuridica del territorio nisseno.
Nel 1898 vide poi la luce a Caltanissetta un quindicinale giuridico che si proponeva di “creare nel nostro centro un ambiente giuridico quanto più elevato, per venire incontro, anche in questo modo, ai bisogni della pratica forense”. Si chiamò “Il Foro nisseno”.
Fondatore e direttore della rivista era Rosario Pasqualino Vassallo senior che fu poi sottosegretario al Ministero di Grazia e Giustizia dal 1916 al 1919 e Ministro delle Poste e Telegrafi tra il 1920 e il 1921.
A settembre del 1901 era la volta di una nuova rivista, anch’essa quindicinale: “La Tribuna Giudiziaria Nissena”. Fondata e diretta dall’avvocato Calogero Amico Roxas, si proponeva come “palestra aperta ai cultori del diritto” e perseguiva anche il compito di “rispecchiare la vita del Distretto”, come si leggeva nelle note di presentazione.
 
L’amministrazione della giustizia a Caltanissetta all’inizio del “900 e il potenziamento degli uffici
Forti del prestigio acquisito dai giuristi nisseni che avevano peraltro fornito elementi di spicco alla classe dirigente dello Stato unitario, gli operatori di giustizia del territorio avevano avviato numerose iniziative perché gli uffici fossero adeguati al crescente rilievo del contenzioso: l’area diventava sempre più strategica sul piano economico sia per l’attività mineraria sia per quella agricola soprattutto di produzione e trasformazione dei cereali.
Cresceva anche la criminalità e quindi l’esigenza di un’adeguata risposta sul fronte della giustizia penale.
In un’interrogazione parlamentare il deputato del Regno Luigi Marescalchi Gravina, avvocato del foro di Caltanissetta, riferiva nel 1904 che nella Provincia “i latitanti sono di casa, i sequestri si consumano in pieno giorno e le condizioni appaiono allarmanti”. Alcuni anni prima con altra interrogazione lo stesso parlamentare aveva richiesto al Governo il potenziamento degli uffici giudiziari nisseni.
In Sicilia il 1^ giugno 1862 erano state istituite tre Corti di Appello a Palermo, Catania e Messina.
Gli uffici giudiziari di Caltanissetta dipendevano dalla Corte di Appello di Palermo.
Nel 1912 il Consiglio di Disciplina dei Procuratori Legali rappresentò, con un solenne documento inviato al Presidente della Corte di Appello di Palermo, al Ministero di Grazia e Giustizia e alle altre autorità competenti, una grave situazione di disagio, denunciando la “sconoscenza completa” da parte degli organi preposti delle condizioni reali di un’area estesa territorialmente, notevole per popolazione e rilevante per contenzioso.
Si evidenziava che nel solo Tribunale erano pendenti 6513 cause civili mentre nel precedente quinquennio tra Tribunale e Preture risultavano emesse ben oltre 10.000 sentenze.
La classe forense chiedeva più giudici negli uffici e una loro diversa organizzazione, più adeguata al rilievo assunto dal territorio.
 
1930 - La sezione distaccata della Corte di Appello di Palermo a Caltanissetta
Le iniziative si susseguirono e gli organismi rappresentativi dell’avvocatura si fecero promotori di una proposta di revisione della circoscrizione amministrativa e giudiziaria con l’istituzione della Corte di Appello.
Nel 1927 in occasione della discussione in Senato del bilancio del Ministero di Grazia e Giustizia fu presa in esame la proposta di istituzione di una sezione distaccata di Corte di Appello a Caltanissetta. Rilevante per sostenere tale proposta fu l’intervento di Luigi Marescalchi Gravina, frattanto nominato Senatore del Regno.
Più ambiziose erano le richieste degli organi rappresentativi dell’avvocatura nissena che nel 1930 avevano trasmesso al Capo del Governo Benito Mussolini e al Ministro della Giustizia Alfredo Rocco un articolato memoriale per ottenere l’istituzione di una sezione autonoma di Corte di Appello che comprendesse anche i paesi della circoscrizione di Agrigento.
Ma, stante la strenua opposizione delle rappresentanze di Palermo e di Agrigento, veniva istituita a decorrere dall’1 dicembre 1930 a Caltanissetta la sezione distaccata della Corte di Appello di Palermo ma con competenza sulle sole preesistenti circoscrizioni dei Tribunali di Caltanissetta, Enna e Nicosia.
 
L’attività della sezione distaccata della Corte di Appello a Caltanissetta sotto il regime fascista
A conclusione del primo quadrimestre di sua attività, la sezione autonoma della Corte di Appello aveva già prodotto 300 sentenze penali e 160 sentenze civili.
Ma i magistrati addetti alla sezione appartenevano alla Corte di Appello di Palermo e venivano a Caltanissetta in missione con oneri di spese e di indennità che il sindacato forense fascista calcolava complessivamente in 36.000 lire annue.
Anche questo fu uno degli argomenti con il quale con ulteriori iniziative l’avvocatura nissena cercò di indurre il regime fascista a rivedere le sue decisioni e ad istituire una quarta e autonoma Corte di Appello a Caltanissetta. Già al regime si chiedeva una sorta di “compensazione”dopo che, con l’istituzione della provincia di Enna, una consistente parte di territorio era stata sottratta alla provincia di Caltanissetta. Ora gli si faceva anche notare che una Corte autonoma avrebbe comportato un miglioramento del servizio e un risparmio di spesa.
Frattanto i magistrati e gli avvocati si impegnavano per potenziare l’efficienza e il prestigio della neonata sezione della Corte di Appello.
Su impulso del Presidente della sezione Guido Mirabile, che svolse tale ruolo fino a gennaio del 1937 quando fu nominato Presidente della Corte di Appello di Cagliari (successivamente sarà anche Presidente di sezione della Corte di cassazione), veniva tra l’altro creata la Biblioteca della Corte nissena che oggi ancora porta il suo nome. Nonostante il clima politico e il fatto che alcuni magistrati in servizio presso la sezione della Corte avessero la tessera del Partito fascista, la magistratura svolse la sua attività con il pieno rispetto dei diritti della difesa e delle prerogative degli avvocati, mostrando equidistanza tra le parti e indipendenza nelle decisioni.
Tanto emerse ancora più evidente quando, dopo la caduta del fascismo, il Consiglio dell’Ordine degli avvocati fu chiamato a formulare il suo parere sulle proposte di epurazione avanzate contro alcuni magistrati in ragione del fatto che risultavano avere aderito al partito del Duce.
Gli organismi rappresentativi dell’avvocatura nissena, consultati prima dell’adozione di questi provvedimenti, si opposero ad essi riferendo della correttezza dei magistrati che avevano operato nel distretto e attestando con specifici riferimenti che avevano sempre scelto soluzioni tecniche rispettose dei diritti e indifferenti rispetto a qualsiasi condizionamento politico.
Poco dopo l’istituzione della sezione distaccata della Corte di Appello, nel 1932, nell’albo dei procuratori legali si iscriveva la prima donna nissena che accedeva alla professione forense: Maria Giuseppa Costanza.
 
Le richieste di istituzione della Corte di Appello autonoma dopo l’8 settembre 1943
Dopo la caduta del regime fascista e l’armistizio dell’8 settembre, il 4 novembre del 1943 l’ufficiale addetto agli Affari Civili della Città di Caltanissetta per il Comando alleato nominava la Commissione provvisoria Forense.
Alcune settimane dopo si svolgeva una riunione generale dei procuratori legali e degli avvocati di Caltanissetta.
All’ordine del giorno vi era l’elevazione a Corte di Appello della sezione autonoma di Caltanissetta e la costituzione della Corte di Cassazione in Sicilia.
L’avv. Giuseppe Alessi propose un ordine del giorno, poi approvato pressoché all’unanimità, con il quale si chiedeva che, in nome delle esigenze di reale decentramento dopo le politiche nazionalistiche e accentratrici del trascorso ventennio, venisse ricostituita “la gloriosa Corte di Cassazione dell’Isola, soppressa dal regime fascista”, articolandola in una sezione civile e in una penale. Il documento faceva “voti che a sede della ricostruita Corte di Cassazione siciliana venisse scelta la città di Caltanissetta”.
La motivazione di una tale ambiziosa richiesta era la seguente: “Caltanissetta, centro geografico dell’isola, offre a tutte le popolazioni delle varie province, il più facile e comodo accesso e, specialmente nel momento attuale, consente per la sede di un ufficio regionale così importante, il soggiorno più tranquillo dei funzionari e dei postulanti ed il funzionamento più regolare dell’ufficio... Peraltro Caltanissetta rappresenta nell’economia siciliana non solo il centro agrario ma altresì la provincia industrialmente eminente dell’isola perché le miniere zolfifere che della Sicilia costituiscono l’industria principale sono site nel territorio suo e dei paesi limitrofi”.
Com’è noto, la Corte di Cassazione in Sicilia non fu mai ricostituita e lo Statuto della Regione Siciliana si limitò a stabilire che gli organi giurisdizionali centrali avrebbero avuto in Sicilia le rispettive sezioni per gli affari di interesse della Regione (art. 23). Ma nemmeno la sezione della Cassazione per la Sicilia ha visto mai la luce.
L’ordine del giorno del novembre 1943 poi sottolineava che Caltanissetta doveva considerarsi “la vittima più manifesta del regime fascista per l’abbandono in cui, per 20 anni, venne lasciata la città e la provincia che, invece, ha sofferto il dimezzamento della sua circoscrizione territoriale. In attesa che una pronta riparazione reintegri, secondo le sin qui vilipese necessità geografiche, economiche e commerciali, il territorio della provincia o, almeno, in linea provvisoria la circoscrizione giudiziaria, con l’unione di Canicattì, Licata, Campobello di Licata e Ravanusa, le cui popolazioni, per decenni, espressero tale voto, determinato dei reciproci interessi, e con il ritorno di Pietraperzia e Barrafranca”.
Il documento si concludeva poi con la richiesta di costituire una nuova Corte di Appello a Caltanissetta che consentisse di creare un centro di elaborazione di orientamenti unitari per le questioni di diritto agrario e minerario per territori limitrofi e caratterizzati da interessi omogenei.
Per questo si indicavano come Tribunali che avrebbero dovuto confluire nella nuova Corte di Appello quelli di Caltanissetta, Enna, Nicosia, Agrigento e Ragusa.
 
1948 - L’istituzione della Corte di Appello di Caltanissetta
Il 19 giugno del 1948 veniva finalmente istituita la Corte di Appello di Caltanissetta con una solenne cerimonia alla quale l’avv. Giuseppe Alessi partecipava quale Presidente della Regione Siciliana insieme al Ministro di Grazia e Giustizia Grassi.
Il territorio di competenza della Corte tuttavia rimaneva limitato alle circoscrizioni dei Tribunali di Caltanissetta, Enna e Nicosia.
Negli anni seguenti verranno promosse iniziative volte alla costituzione del Tribunale di Gela ma più volte esse naufragarono.
Bisognerà aspettare il 10 gennaio del 1991 perché venisse dato corso ad una legge che istituiva il Tribunale di Gela, comprendente il territorio di Gela e di Mazzarino.
Da allora e per vent’anni la Corte di Appello di Caltanissetta ha quindi ricompreso nel suo distretto le circoscrizioni di quattro Tribunali, pur mantenendo sostanzialmente lo stesso territorio.
Con decreto legislativo 7 settembre 2012 n. 155 veniva disposta la soppressione del Tribunale di Nicosia, la cui circoscrizione veniva accorpata al Tribunale di Enna.
I Tribunali del distretto tornavano quindi ad essere tre.
Nell’ambito della revisione delle circoscrizioni giudiziarie delegata al Governo con legge n.148 del 2011, il territorio del Comune di Niscemi che rientrava nella circoscrizione del Tribunale di Caltagirone veniva però accorpato alla circoscrizione del Tribunale di Gela e conseguentemente alla Corte di Appello di Caltanissetta.
 

Ricerca storica realizzata dal Consigliere Dott. Tona Giovanbattista